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LUNEDI  NO MEAT

niente carne per un giorno

 

 

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Perchè lei c'è riuscita.


Durante il suo tour nell'inverno del 2013, Beyoncé ha deciso di provare a mangiare vegano per 22 giorni.
Nonostante sia stato un breve periodo, apparentemente ha lasciato il segno. Infatti oltre ad aver variato la propria alimentazione a favore di un più salutare menù vegetale, Beyoncé, in collaborazione con due esperti, ha lanciato il "Servizio di consegne a domicilio di 22 giorni di pasti vegetali"


22 non è un numero scelto a caso, attenzione; deriva dall'idea che ci vogliono 21 giorni per creare o disfarsi di un'abitudine. Al 22esimo giorno hai scavalcato la china, adesso è più facile mantenere le nuova abitudine-come ad esempio mangiare più sano.

"Tutto quello che dovete fare è provarci. Se ci sono riuscita io, possono farlo tutti," ha detto Beyoncé durante la conferenza stampa.

Tratto da: http://www.mindbodygreen.com/0-17308/why-beyonce-wants-everyone-to-go-vegan-for-22-days.html

 

L' nuovo anno è qui e,con esso, ecco che la maggior parte di noi si appresta a "cambiare" vita. Chi non ha fatto una sua lista di buoni propositi?
Sempre più spesso i propositi riguardano la salute e la forma fisica, alcuni hanno deciso di dimagrire, altri di eliminare l'alcol, mentre per molti "magiare sano" è il più completo dei buoni propositi per il nuovo anno.

Legumi e verdura per un mondo migliore? Ebbene si!

 

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Una dieta ricca di cereali integrali, legumi, verdura e frutta, semi oleosi e frutta a guscio non solo migliora le condizioni di salute, garantisce un sonno più regolare, aiuta a perdere di media 3 kg, ma è anche un importante aiuto al Pianeta e al prossimo.

Magiare sano vuol dire anche comprare meglio, stimola l'economia locale, induce i giovani a puntare sulla terra e così facendo sempre più terreni abbandonati vengono ripresi. Mangiare sano vuol dire scegliere prodotti sani, biologici, naturali, significa spingere il mercato verso un'economia sempre più sostenibile.

 

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Un'alimentazione vegetale ha un impatto ambientale notevolmente inferiore rispetto ad una dieta onnivora. Risorse risparmiate e reinvestite a favore dei più poveri e malnutriti.

Che scegliate di diventare vegani per un Lunedì a settimana, per il mese di Gennaio o per tutta la vita è una vostra scelta, ma i benefici li apprezziamo tutti. Buon 2016!

 

 

 

 

Bruno Loubet, Chef francese premiato con stelle Michelin, famoso per i suoi piatti a base di carne sta per bandire quest’ultima dal menu del suo ristorante Grain Store.

Il ristorante, con 200 posti a sedere a King’s Cross, Londra, aperto 18 mesi fa, ha già fatto parlare di sé quando ha deciso di dare rilevanza assoluta all’interno del proprio menu alle verdure, mettendo in secondo piano pesce e carne. Grain Store, nominato Ristorante dell’anno dal Sustainable Restaurant Awards (Premio per il ristorante sostenibile) l’anno scorso, utilizza soltanto carni allevate al pascolo, pesci pescati in maniera sostenibile, aromi e fiori edibili coltivati in un orto comunale a pochi passi dal locale stesso.

Adesso Loubet sta facendo un passo in più e ha deciso di eliminare la carne – che comunque già adesso figura in un solo piatto del menù primaverile.

Loubet è fermamente convinto che, considerato il danno che l’industria della carne arreca al pianeta (sono necessari 10 kg di cereali per ottenere 1 kg di carne), servendo la carne al suo ristorante, l’intero proposito di aiutare il pianeta con le sue pratiche eco-sostenibili venga meno. “Se non lo facessi andrei contro tutto ciò in cui credo”, dice il 53-enne. “No mangio carne da tre mesi. La mangio se sono in un altro ristorante. Non sono né vegetariano né vegano, ma mangio molta meno carne”.

Anche se la carriera di Bruno Loubet in questo momento sembra poter vacillare per via dei suoi nuovi gusti, Bruno non sta facendo altro che tornare alle sue radici.

Lo Chef “è cresciuto mangiando verdure”, in Bordeaux, uno di sette figli, la carne si mangiava nelle occasioni speciali e l’alimentazione della famiglia si basava sugli ortaggi coltivati nel loro orto o quelli selvatici. Adesso l’unica occasione di relax per lo Chef è quando si trova nel suo giardino nel Bedfordshire e si sente “connesso con la terra”. Quello di creare un ristorante come Grain Store era un suo sogno da 20 anni, “ma 20 anni fa sembrava un’idea folle, così l’ho tenuta per me”.

Invece, ha seguito la rotta della cucina tradizionale francese, facendosi un nome al Manoir aux Quat’Saison di Raymond Blanc e all’ Inn on the Park, dove ha conquistato una stella Michelin nel corso del primo anno. Ha poi aperto il famosissimo Bistrot Bruno a Soho e l’Odeon, prima di trasferirsi in Australia con la moglie e le tre figlie.

Nel 2010, dopo essere rientrato in Inghilterra, Lebout, con i suoi soci Mark Sainsbury e Michael Benyan, ha inaugurato Bistro Bruno Loubet all’interno dell’Hotel Zetter. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Zetter, da sempre impegnato in progetti eco-sostenibili (Sainsbury è uno dei fondatori dell’Associazione Ristoranti Sostenibili), la nascita di Grain Store è apparsa come una logica conseguenza. E questa volta la Gran Bretagna era pronta.

“Se guardo indietro penso che è stato un passo rischioso: Nessuno lo aveva fatto prima ed è un locale molto grande”, dice. “Moltissime persone mi hanno detto, sei sicuro di quello che fai? Ma il ristorante è stato pieno dall’inizio. E adesso tanti chef stanno flirtando con l’idea di menù degustazione vegetariani. Ci sono un sacco di portate basate sulle verdure. Questa influenza è riscontrabile ovunque.

Loubet è molto fiero “di essere riuscito a far decollare l’idea che si può mangiare molto bene anche consumando molta meno carne e sperimentando piatti colorati e gustosi”. E’ stata un’idea “grandiosa” da proporre al pubblico.

Non solo il menù è eco-sostenibile. L’arredamento e riciclato, i rifiuti sono ridottissimi è ed in funzione una cappa computerizzata che si spegne se non registra calore.

Loubet pensa che chef come Jamie Oliver, che negli ultimi tempi parla principalmente di verdure, riconoscano che servire meno carne nei ristoranti è “il futuro”. Altri chef famosi (dei quali si rifiuta di fare i nomi) gli dicono che nella loro vita privata hanno dimezzato il consumo di carne, “ma non ne parleranno in pubblico – perché?”.

La moglie di Loubet, Catherin, è diventata vegana dopo aver iniziato a fare ricerche per il progetto Grain Store ed aver scoperto il pesante impatto ambientale di un’alimentazione basata su carne e latticini. Lo stesso Loubet ha perso 10 kg dopo aver ridotto il suo consumo di carne. Il fatto di diventare nonno – dalla sua figlia maggiore Leticia - ha ulteriormente consolidato il suo convincimento.

“Dico alla gente, se nessuno fa nulla adesso, i vostri nipoti non potranno permettersi di vivere come viviamo noi. Sembra un quadro deprimente ma è la realtà che molti non vogliono accettare. Arriveremo al punto in cui alcuni non avranno abbastanza acqua per causa dei cambiamenti climatici (ci siamo già arrivati ndr).”

I carnivori non devono disperare comunque: la carne non è stata ancora del tutto eliminata al Bistro Loubet, dove si continuano a servire ancora due piatti. Ma è ovvio che Loubet si sia votato ad una cucina vegetariana e ad aprire altri Grain Store nel futuro. Forse anche un ristorante vegano.

“Questi sono i miei principi e mi piace cucinare così”, dice con passione, “è una sfida più grossa.”

 

Tratto da: http://www.independent.co.uk/news/people/profiles/bruno-loubet-i-am-not-vegan-or-vegetarian-but-beef-is-out-9970350.html

Succede in California, nella San Fernando Valley, Los Angeles.

Il Deputato Tony Cardenas, rappresentante della California nella San Fernando Valley di Los Angeles e il suo staff hanno intrapreso una missione anti-carne.

La scorsa settimana il Deputato ha mandato una lettera a tutti i suoi colleghi “Rappresentanti”, invitandoli ad aderire a Meatless Monday.

“Allevare bestiame per scopi alimentari sta causando la distruzione degli spazi aperti a favore di allevamenti intensivi, l’immissione nell’ambiente di milioni di tonnellate di gas ad effetto serra e il

consumo di preziosissima acqua potabile”, ha scritto Cardenas nella sua lettera. “ Non mangiando carne una volta a settimana, possiamo farci carico della responsabilità di aiutare il pianeta e fare un passo in più per attenuare la minaccia del riscaldamento globale”.

“Così come il resto della California del sud, la San Fernando Valley e tutta Los Angeles, stanno subendo gli effetti della siccità – una ragione in più per non mangiare carne”, Cardenas sostiene.

“Alcune tra le scuole più grandi della nazione, uffici e personalità stanno aderendo al ‘Giorno Senza Carne’ e, da quando ho iniziato, sto ricevendo risposte positive e sostegno da quasi tutte le amministrazioni con cui sono in contatto e dai cittadini stessi che adesso vogliono saperne di più su come sostituire la carne, al fine di migliorare la loro alimentazione e aiutare l’ambiente.

 

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 Meatless Monday è uno strumento per spiegare alla gente quanto sono importanti le scelte   alimentari”, dice Cardenas. “Nei ristoranti, i menù vegetariani sono aumentati e si sono migliorati,  non soltanto per merito di Meatless Monday, ma anche perché gli americani stanno iniziando a capire quanto possano fare per stare meglio, tenersi in linea e aiutare il pianeta”.

Non capita tutti i giorni di trovare esempi così positivi e fattivi tra le schiere di coloro che, grazie alla propria posizione, possono sensibilizzare cittadini e politici riguardo alle tematiche ambientali.

La siccità e il riscaldamento globale sono problemi che riguardano la collettività e pertanto tocca a noi tutti contribuire per migliorare le cose.

 

 

Noi di Lunedì No Meat, campagna italiana di Meatless Monday, ci auguriamo che l’esempio del Deputato Cardenas possa essere da sprone per tutti quanti noi, perché tutti possiamo fare qualcosa per aiutare il pianeta!


 

Secondo i ricercatori dell‘Istituto Weizmann e della Israel Antiquities Authority, l‘uomo preistorico che viveva in Galilea era specializzato nella coltivazione di legumi in generale, e fave in particolare. "Si tratta di una scoperta importante, che permette una più profonda comprensione della rivoluzione agricola nel sud del Vicino Oriente"

 

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Roma, 31 dicembre 2015 - Lo studio congiunto dei ricercatori dell'Istituto Weizmann e della

Israel Antiquities Authority, che negli ultimi anni ha esaminato i semi di fava ritrovati negli scavi neolitici in Galilea, fa luce sulle abitudini alimentari delle persone che vivevano nella zona 10.000 di anni fa. Il ritrovamento dei semi nei siti preistorici mostra che la dieta degli abitanti dell‘epoca consisteva principalmente di fave, così come di lenticchie e di vari tipi di piselli e ceci.
Lo studio è stato condotto dall’archeologa-botanica Valentina Caracuta, dell‘Istituto Weizmann, insieme a Elisabetta Boaretto e Lior Regev, e in collaborazione con gli archeologi Kobi Vardi, Yitzhak Paz, Hamoudi Khalaily, Ianir Milevski e Omri Barzilai della Israel Antiquities Authority.

La moltitudine di semi di fava trovati nei siti neolitici scavati in Galilea nel corso degli ultimi anni indica la preferenza nella coltivazione della fava. La datazione dei semi, dichiarata presso il Centro Kimmel dell'Istituto Weizmann, indica un intervallo di tempo tra i 9.890-10.160 anni fa. Questi semi, sono stati trovati ben conservati durante gli scavi, in depositi interni già sgusciati. La dimensione uniforme dei semi mostra la loro coltivazione metodica, sono stati raccolti nello stesso periodo di tempo, quando i legumi erano maturi. Secondo i ricercatori, il mantenimento dei semi in depositi riflette una pianificazione agricola a lungo termine, i semi non erano conservati solo per l‘ alimentazione, ma anche per garantire raccolti futuri negli anni successivi.

 

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I ricercatori hanno aggiunto, "L'identificazione dei luoghi dove le specie vegetali, oggi parte integrante della nostra dieta, sono stati coltivati è di grande importanza per la ricerca. Nonostante l'importanza dei cereali nell’ambito nutrizionale, che continua fino ad oggi, sembra che nella regione esaminata (a ovest del fiume Giordano), siano stati i legumi, ricchi di sapore e proteine, a essere la prima specie a essere coltivata. In quel periodo, un fenomeno noto come la rivoluzione agricola ha avuto luogo in tutta la regione: diverse specie di animali sono stati addomesticate e differenti tipi di
piante sono state coltivati in tutto il Levante, ed è ormai chiaro che l'area della Galilea era la principale produttrice di legumi in epoca preistorica . Questo processo è durato migliaia di anni, durante i quali alcune caratteristiche delle specie selvatiche furono modificate, e addirittura alcune specie vegetali vennero create. Tuttora, la maggior parte dei ceci coltivati nel Paese provengono dalla regione della Galilea ".
Gli archeologi - che grazie all‘ utilizzo di tecniche avanzate hanno scoperto la datazione accurata dei semi di fava - sono arrivati alla conclusione di aver trovato i semi di fava coltivati più antichi di tutto il mondo, risalenti a 10.125-10.200 di anni fa.

 

Articolo tratto da: http://parcodeinebrodi.blogspot.it/2015/12/luomo-preistorico-preferiva-i-legumi.html