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LUNEDI  NO MEAT

niente carne per un giorno

 

 

Giovedì, 15 Gennaio 2015 00:00

Bruno Loubet: “Non sono un vegano nè un vegetariano ma la carne è out!”

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Bruno Loubet, Chef francese premiato con stelle Michelin, famoso per i suoi piatti a base di carne sta per bandire quest’ultima dal menu del suo ristorante Grain Store.

Il ristorante, con 200 posti a sedere a King’s Cross, Londra, aperto 18 mesi fa, ha già fatto parlare di sé quando ha deciso di dare rilevanza assoluta all’interno del proprio menu alle verdure, mettendo in secondo piano pesce e carne. Grain Store, nominato Ristorante dell’anno dal Sustainable Restaurant Awards (Premio per il ristorante sostenibile) l’anno scorso, utilizza soltanto carni allevate al pascolo, pesci pescati in maniera sostenibile, aromi e fiori edibili coltivati in un orto comunale a pochi passi dal locale stesso.

Adesso Loubet sta facendo un passo in più e ha deciso di eliminare la carne – che comunque già adesso figura in un solo piatto del menù primaverile.

Loubet è fermamente convinto che, considerato il danno che l’industria della carne arreca al pianeta (sono necessari 10 kg di cereali per ottenere 1 kg di carne), servendo la carne al suo ristorante, l’intero proposito di aiutare il pianeta con le sue pratiche eco-sostenibili venga meno. “Se non lo facessi andrei contro tutto ciò in cui credo”, dice il 53-enne. “No mangio carne da tre mesi. La mangio se sono in un altro ristorante. Non sono né vegetariano né vegano, ma mangio molta meno carne”.

Anche se la carriera di Bruno Loubet in questo momento sembra poter vacillare per via dei suoi nuovi gusti, Bruno non sta facendo altro che tornare alle sue radici.

Lo Chef “è cresciuto mangiando verdure”, in Bordeaux, uno di sette figli, la carne si mangiava nelle occasioni speciali e l’alimentazione della famiglia si basava sugli ortaggi coltivati nel loro orto o quelli selvatici. Adesso l’unica occasione di relax per lo Chef è quando si trova nel suo giardino nel Bedfordshire e si sente “connesso con la terra”. Quello di creare un ristorante come Grain Store era un suo sogno da 20 anni, “ma 20 anni fa sembrava un’idea folle, così l’ho tenuta per me”.

Invece, ha seguito la rotta della cucina tradizionale francese, facendosi un nome al Manoir aux Quat’Saison di Raymond Blanc e all’ Inn on the Park, dove ha conquistato una stella Michelin nel corso del primo anno. Ha poi aperto il famosissimo Bistrot Bruno a Soho e l’Odeon, prima di trasferirsi in Australia con la moglie e le tre figlie.

Nel 2010, dopo essere rientrato in Inghilterra, Lebout, con i suoi soci Mark Sainsbury e Michael Benyan, ha inaugurato Bistro Bruno Loubet all’interno dell’Hotel Zetter. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Zetter, da sempre impegnato in progetti eco-sostenibili (Sainsbury è uno dei fondatori dell’Associazione Ristoranti Sostenibili), la nascita di Grain Store è apparsa come una logica conseguenza. E questa volta la Gran Bretagna era pronta.

“Se guardo indietro penso che è stato un passo rischioso: Nessuno lo aveva fatto prima ed è un locale molto grande”, dice. “Moltissime persone mi hanno detto, sei sicuro di quello che fai? Ma il ristorante è stato pieno dall’inizio. E adesso tanti chef stanno flirtando con l’idea di menù degustazione vegetariani. Ci sono un sacco di portate basate sulle verdure. Questa influenza è riscontrabile ovunque.

Loubet è molto fiero “di essere riuscito a far decollare l’idea che si può mangiare molto bene anche consumando molta meno carne e sperimentando piatti colorati e gustosi”. E’ stata un’idea “grandiosa” da proporre al pubblico.

Non solo il menù è eco-sostenibile. L’arredamento e riciclato, i rifiuti sono ridottissimi è ed in funzione una cappa computerizzata che si spegne se non registra calore.

Loubet pensa che chef come Jamie Oliver, che negli ultimi tempi parla principalmente di verdure, riconoscano che servire meno carne nei ristoranti è “il futuro”. Altri chef famosi (dei quali si rifiuta di fare i nomi) gli dicono che nella loro vita privata hanno dimezzato il consumo di carne, “ma non ne parleranno in pubblico – perché?”.

La moglie di Loubet, Catherin, è diventata vegana dopo aver iniziato a fare ricerche per il progetto Grain Store ed aver scoperto il pesante impatto ambientale di un’alimentazione basata su carne e latticini. Lo stesso Loubet ha perso 10 kg dopo aver ridotto il suo consumo di carne. Il fatto di diventare nonno – dalla sua figlia maggiore Leticia - ha ulteriormente consolidato il suo convincimento.

“Dico alla gente, se nessuno fa nulla adesso, i vostri nipoti non potranno permettersi di vivere come viviamo noi. Sembra un quadro deprimente ma è la realtà che molti non vogliono accettare. Arriveremo al punto in cui alcuni non avranno abbastanza acqua per causa dei cambiamenti climatici (ci siamo già arrivati ndr).”

I carnivori non devono disperare comunque: la carne non è stata ancora del tutto eliminata al Bistro Loubet, dove si continuano a servire ancora due piatti. Ma è ovvio che Loubet si sia votato ad una cucina vegetariana e ad aprire altri Grain Store nel futuro. Forse anche un ristorante vegano.

“Questi sono i miei principi e mi piace cucinare così”, dice con passione, “è una sfida più grossa.”

 

Tratto da: http://www.independent.co.uk/news/people/profiles/bruno-loubet-i-am-not-vegan-or-vegetarian-but-beef-is-out-9970350.html

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